Brasile Affari
Newsletter del Settore Commerciale del Consolato Generale del Brasile a Milano
La voce degli imprenditori

Il sucos bar O Fruteiro do Brasil è il primo del suo genere in Italia. Aperto nella primavera del 2007, il posto offre dei frullati e delle macedonie a base di frutta tropicale, specie la brasiliana.
Stefano Mazzotti, uno dei suoi proprietari, dopo vent’anni lavorando nel settore di consulenza e finanza, ha deciso di investire in un settore tutto ancora da esplorare. In questa intervista, l’imprenditore Mazzotti racconta a Brasile Affari la sua esperienza imprenditoriale e scommette che, presto, bere e mangiare la frutta brasiliana sarà un’abitudine degli italiani.
Com’è nata l’idea di fare un sucos bar a Milano?
E’ stato un concorso di circostanze. Un caro amico italiano abita in Brasile, ed io e mia moglie siamo andati a trovarlo nell’estate del 2006. Era la nostra prima volta in Brasile, e siamo rimasti affascinati dalla varietà, dalla ricchezza e anche dai valori nutrienti della frutta tropicale, specificamente di quella brasiliana. Vedendo quei posti che offrono dei frullati e che sono tanto comuni in Brasile, abbiamo pensato che l’idea avrebbe potuto funzionare anche in Italia. Abbiamo immaginato che, usando il modello brasiliano dei sucos bar, i frullati a base di polpa congelata di frutta sarebbero stati graditi. Del resto, se il gusto era piaciuto a noi, era molto probabile che sarebbe piaciuto anche ai milanesi. Insomma, è stata un’idea nata da un’esperienza personale, e ci è voluto quasi un anno, tra le varie autorizzazioni e gli iter burocratici necessari, per aprire il nostro locale nel giugno 2007.
Quanto è stato l’investimento iniziale?
Ai potenziali investitori posso dire che la cifra è di svariate decine di migliaia di euro. Devo dire che Milano è una città un po’ particolare, nel senso che è chiaramente una delle città italiane più care, perciò tutti gli incarichi rispetto all’apertura di un negozio di qualità sono significativi: pagare una buon’uscita al negoziante precedente, allestire il negozio e dotarlo di macchinari è stato costoso. Comunque, un negozio del genere può funzionare molto bene anche in provincia o in altre città del centro-sud Italia, , dove i costi sarebbero significativamente inferiori. Teniamo presente che questo è il nostro primo negozio, e dal momento che il nostro è un prodotto nuovo in Italia abbiamo voluto fare tutto nel migliore modo possibile, dall’arredamento del locale – il legno dei mobili è proveniente dall’Indonesia – al macchinario usato per i frullati, per associare l’idea di qualità del prodotto alla qualità dell’ambiente.
Com’è stata la risposta del pubblico?
il successo è stato notevole, nonostante l’assenza di promozioni e pubblicità. Una cosa molto positiva che abbiamo visto fin dall’inizio è che i milanesi sono aperti alle novità, quindi anche frutti a loro sconosciuti come ad esempio cajà, caju, goiaba e graviola sono stati subito apprezzati. Inoltre, si è creata una base di clienti stabile, ossia, buona parte dei nostri clienti sono diventati abitudinari. Vendiamo anche la polpa congelata, per il consumo casalingo, e le persone che assaggiano i frullati si abituano poi a portarsi a casa la loro polpa preferita.
Qual è il profilo del pubblico stabile del vostro sucos bar?
Sono persone di livello medio, medio/alto in termini di educazione e di consapevolezza dell’alimentazione, e con uno stile di vita attento alla salute. La grande maggioranza dei clienti - possiamo dire circa il 70%- sono donne, che generalmente mangiano più sano e leggero degli uomini. Inoltre, le donne capiscono i messaggi che divulghiamo, cioè che la frutta che offriamo è tanto buona al palato quanto sana. E per questo è più facile che una donna di trent’anni rispetto magari ad una diciottenne sia vicina a questi temi, anche perché magari ha viaggiato e quindi conosce pure questi sapori. Ci sono una serie di fattori che fanno si che il nostro target sia la milanese fra i 30 e 40 anni di buon livello culturale, attenta alla qualità del cibo che mangia ed ad uno stile di vita sano.
Oltre allo stile del sucos bar, Lei ha copiato pure le ricette brasiliane per i frullati?
Le ricette sono un nostro punto di orgoglio, nel senso che la maggior parte dei frullati del nostro menu sono una nostra invenzione. La differenza è che i nostri frullati sono abbastanza leggeri, poco zuccherati e la maggioranza non prevede l’addizione di latte zuccherato, che invece piace molto in Brasile. Ciò è molto apprezzato dalle nostre clienti, che sono estremamente attente al livello calorico degli alimenti. Comunque, siamo anche flessibili e ci piace venire incontro al gusto di ogni cliente; ad esempio se un brasiliano vuole una maggior quantità di latte concentrato nel frullato, lo accontentiamo.
A Milano fa anche molto freddo, d’inverno. Non è una contraddizione gestire un sucos bar in questo periodo?
Devo dire che abbiamo avuto come mesi fiacchi soltanto novembre, e un pezzo di Dicembre, però a Gennaio e a Febbraio non abbiamo patito il problema della temperatura. Ci tengo a dire che le nostre ragazze sono bravissime ad adeguare la temperatura dei frullati alla temperatura esterna. D’estate cominceranno ad aggiungere alla frutta congelata del ghiaccio tritato in modo da produrre un frullato veramente rinfrescante. In primavera usano dell’acqua fresca e d’inverno invece aggiungono dell’acqua tiepida che riesce a dare al frullato una temperatura ambiente, comunque gradevole da bere anche se fuori ci sono 10 o 5 gradi. Devo dire che d’inverno cresce il valore nutrizionale del frullato, per cui siccome i nostri clienti ormai sanno che l’acerola è una frutta che contiene una quantità enorme di vitamina C, si prendono dei frullati con questa frutta come un ricostituente che li aiuta ad affrontare il clima più freddo.
Come si svolge l’iter d’importazione per questi prodotti?
Noi ci appoggiamo ad un importatore basato in Italia che appartiene ad un gruppo tedesco. Perciò il prodotto arriva prima in Germania e poi in Italia, e devo dire che senz’altro il costo del trasporto in questo business è il maggiore. La logistica è ancora un può non ideale, rispetto alla catena del prezzo, e in futuro ci immaginiamo una logistica più diretta.
Quanto ai fornitori brasiliani, com’è stato il contatto all’inizio?
Direi che avere un socio che parla portoghese e vive in Brasile fa tutta la differenza rispetto a questo. La nostra azienda è un po’ particolare in questo senso perché ha collegamenti nelle due sponde dell’atlantico. Tuttavia tanto in Italia quanto in Brasile non si può mandare un’email ed aspettare che le cose vengono da te immediatamente Comunque, l’iter secondo noi non è stato veloce, abbiamo aperto il negozio a giugno dell’anno scorso mentre volevamo aprirlo ad aprile, tutto è andato un po’ a rilento ma comunque l’importante è che sia stato sufficientemente veloce per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati.
Secondo la Sua esperienza, vale la pena aprire un negozio così diverso a Milano?
C’è da dire che questo è un business in espansione nel senso che noi abbiamo una buona selezione di frutti ma ce ne sono altri che ancora non offriamo e che in futuro potremo offrire, data la varietà della frutta in Brasile. Quindi ritengo che il potenziale di crescita di questo business è enorme– ad esempio presto aggiungeremo al nostro menu la “cupuaçu”, frutta tipica del nordest brasiliano. Questo è un sucos bar molto focalizzato su frullati di frutta brasiliana, ma nel caso di tanti bar di buon livello che ci sono in Italia, sarebbe molto facile aggiungere con un minimo d’investimento dei frullati nel loro menu. Ci sono altre applicazioni per la polpa di frutta congelata: si potrebbe usarla per fare una granita di qualità, anziché usare la solita ricetta ghiaccio, zucchero e qualche aroma naturale. Una granita di maracuja, ad esempio, sarebbe non soltanto buona ma anche salutare visto le proprietà vitaminiche di questo frutto.
Lei sarebbe disposto ad offrire una consulenza a chi fosse interessato ad aprire un negozio simile?
Certamente sì, e ci sono vari modi per farlo. Uno è il franchising, nel senso che se il marchio diventa conosciuto e raggiunge un certo valore, possiamo dare l’assistenza necessaria in contropartita all’utilizzo del marchio, e questo a noi farebbe molto piacere. Un altro modo e’ dare dei suggerimenti a qualcuno che vorrebbe aprire un sucos bar oppure aggiungere questi prodotti al suo bar, cosa che saremmo lieti di fare. Paradossalmente che possa sembrare a noi interessa che si aprano altri sucos bar in città per far sedimentare fra i milanesi l’abitudine del consumo dei frullati. Comunque, il potenziale di mercato è ancora molto inesplorato, e c’è spazio per chi vuole investire in questo business.
Un’ultima domanda: da dove viene il nome “O Fruteiro do Brasil”?
La ricerca del nome è stato un momento faticoso perché volevamo trovarne uno che potesse tradurre il senso del negozio e allo stesso tempo fare un’associazione con il Brasile tramite la sonorità della lingua portoghese. O Fruteiro, oppure il fruttivendolo, è una parola comune in Brasile ma che rende bene quello che facciamo, ossia vendere la frutta brasiliana a Milano.