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Anche se la partecipazione Italiana agli IED - Investimenti Esteri Diretti, è piuttosto modesta ed è causata presumibilmente dal limite del sistema produttivo italiano, ha tuttavia potuto contare per un lungo periodo negli anni passati, dell’apporto dato dalla presenza di aziende di grandi dimensioni quali, Fiat Auto, Magneti Marelli, Brembo, Bulgari, Campari, Comau, Ferrero, Iveco, Teksid, Pirelli, Telecom, Generali Assicurazioni, Barilla solo per citarne alcune.
Bisogna ravvisare che nell’ultimo periodo vi è stata la crescita consistente, degli investimenti di PMI – Piccole Medie Imprese italiane verso il Brasile. I settori di investimento appaino essere i più disparati, toccando varie tipologie d’interesse sia commerciale che produttivo e passando dalla prestazione di servizi come nel caso del turismo, recettivo e immobiliare fino al vero e proprio processo produttivo come nel caso della fabbricazione di semilavorati o di prodotti finiti.
Se le grandi imprese hanno condizioni facilitate per fare investimenti in Brasile, per le Piccole e Medie Imprese con comprovata e riconosciuta alta qualità, avvalorate dal Made in Italy, sarebbe auspicabile un maggior appoggio istituzionale per i governi di ambo i paesi.
Considerando che ancora oggi, il motore produttivo italiano poggia perlopiù su un elevato numero di piccole e medie imprese, è necessario rilevare come il sincretismo tra base territoriale circoscritto e rete socio culturale, abbia affermato nel tempo, agglomerazioni d’impresa capaci di determinare veri e propri Distretti Industriali, responsabili già dagli anni ’70 di un forte sviluppo produttivo e determinante per l’affermazione del “Made in Italy”. Queste strutture, che raccolgono in se, il frutto della conoscenza artigianale, della formazione, della flessibilità sul mercato e dell’innovazione tecnologica, offrono modelli produttivi potenzialmente esportabili anche in Brasile. I distretti industriali sono presenti in tutta Italia ma concentrati in alcune regioni come il Veneto, la Lombardia. Tra le eccellenze basti ricordare i metadistretti della Moda, del Design, oppure i distretti del settore agroalimentare o delle ceramiche solo per citarne alcuni.
Ad oggi, l’Italia appare in graduatoria degli Investimenti Esteri verso il Brasile, stime elaborate su statistiche evidenziate dal Banco Central do Brasil, solo al 21° con 326,27 milioni di Dollari USD$ investiti, al 10° se si considerano le economie più sviluppate, posizione preceduta da molti paesi europei, che per cultura, potrebbero sembrare apparentemente più lontani rispetto al Brasile.
Per molto tempo, le ragioni che spingevano le aziende italiane a de-localizzare anche parzialmente o integralmente i processi produttivi in Brasile, erano prevalentemente da ricercarsi nel fattore di appartenenza culturale o come scia dell’indotto prodotto dai principali gruppi economici italiani presenti Brasile.
Il Brasile, è stato stimato, conta circa 30 milioni di persone oriunde di origine italiana, concentrate per lo più negli stati del sud del Brasile. Inoltre, il bassissimo costo di produzione consentiva alle aziende un competitivo prezzo di mercato.
Oggi, la motivazione, non è più da ricercarsi solo nel minore costo di produzione ma principalmente nella possibilità di produrre in un mercato che sia in grado di offrire protezione, sicurezza e garanzie all’investimento. Tuttavia relativamente all’Italia, è bene ricordare che l’attrattiva dell’economia brasiliana si può fondare oltre che alla ricercata maggior presenza di PMI in Brasile, compatibili con il tessuto produttivo in evoluzione, anche dalla crescita del mercato nazionale e all’interno del Mercosud.
Inoltre l’ingresso in Brasile negli ultimissimi anni nella classe media per circa 20 milioni di persone in più, offre nuove prospettive di consumo e di produzione. Da evidenziare in ultimo i programmi governativi come quello del PAC – Programma di Accelerazione alla Crescita che spinge a consolidare gli interventi pubblico-privato, e il programma “Minha Casa Minha Vida” orientato a risolvere il deficit abitativo. Il mondiale di calcio programmato per il 2014 e le Olimpiadi e Paraolimpiadi del 2016 sono ulteriori opportunità d’investimento offerte prevalentemente nel settore delle infrastrutture.
